Il baobab di “suor Bartolomea”
Avendo finito il nostro lavoro, nel tardo pomeriggio di sabato, quando la morsa del caldo è meno forte, abbiamo deciso di fare due passi fuori dal recinto delle suore Figlie di San Camillo a Koupela.
– “Dove si va?”.
– “Andiamo a vedere il baobab di Suor Bartolomea!”.
– “Ok, buona idea!”.
Durante la breve strada, i nostri ricordi affioravano alla memoria…
– “Sai, la prima volta ci sono venuto accompagnato da suor Bartolomea nel 1999”.
– “Anche a me, mi ha portato a vederlo il primo anno che sono venuto nel 2001”.
Suor Bartolomea era quasi orgogliosa del “suo” baobab: la visita era immancabile, soprattutto per coloro che venivano per la prima volta. Ma non era l’unica visita!
– “E il Sasso in piedi?”.
– “Certo che mi ricordo… e la Coppa del mondo?”.
Per chi non lo sapesse, questi sono due enormi sassi vicini al barrage di Naftenga – in effetti un po’ particolari – che, appunto, Suor Bartolomea aveva “battezzato” con questi due simpatici nomignoli alquanto appropriati, considerate le loro forme…
E intanto il nostro cammino proseguiva fra tante modeste casette.
– “La prima volta che sono venuto non c’era praticamente niente! Il baobab si vedeva già da lontano”.
– “Sì, mi ricordo… ma negli ultimi anni si stava già formando un piccolo quartiere periferico”.
– “Ora, però, mi sembra che ci siano ancora più case”.
– “È vero! Mi viene in mente “Il ragazzo della via Gluck”… – e accennando la canzone – “Là dove c’era l’erba, ora c’è… una città… e quel… baobab… in mezzo al verde ormaaaai… dove sarà?”.
– “Bah! Non si vede! Mica avremo sbagliato strada!”.
– “No… no… è per di qua… mi ricordo bene!”.
Il baobab! Nella cultura burkinabé è indissolubilmente legata agli insediamenti umani, in quanto segnala la presenza di acqua nel sottosuolo. Un albero simbolo di questi Paesi saheliani: enorme… articolato, contorto, ricco al suo interno di risorse… solo in apparenza duro, ma invece morbido e quasi addirittura modellabile al tatto… con le sue foglie e i suoi frutti ricchi di vitamine e buoni per i medicamenti.
E, finalmente, eccolo… il gigante però giace a terra!
Probabilmente un muro di recinzione troppo vicino ha rovinato le sue radici. “Tuuummmfff!” – immaginiamo con la mente quel rumore sordo…
Un ragazzo, che nel frattempo ci ha raggiunti, ci dice che è caduto un paio di anni fa.
Ai suoi piedi, ironia della sorte, c’è una croce. Il gigante buono è morto!
La “civiltà” ha il suo prezzo!
Andrea e Giacomo